ABOLIZIONE DEL REATO DI ABUSO D’UFFICIO: LA CORTE COSTITUZIONALE SENTENZIA
di Renato Salvini
Con la sentenza n. 90/2025 con cui la Corte costituzionale si è pronunciata sulle 14 ordinanze con cui era stata sollevata questione di legittimità costituzionale in merito all’abrogazione dell’art. 323 del codice penale (abuso d’ufficio) ad opera dell’articolo 1, comma 1, lettera b), della Legge n. 114 del 2024 (Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario e al codice dell’ordinamento militare).
La Corte costituzionale ha dichiarato le questioni inammissibili o non fondate, ed ha affermato di “non potere sindacare la complessiva efficacia del sistema di prevenzione e contrasto alle condotte abusive dei pubblici agenti risultante dall’abolizione del delitto di abuso d’ufficio, sovrapponendo la propria valutazione a quella del legislatore: se gli indubbi vuoti di tutela penale che derivano dall’abolizione del reato – emblematicamente illustrati dalle vicende oggetto dei quattordici giudizi a quibus – possano ritenersi o meno compensati dai benefici che il legislatore si è ripromesso di ottenere, secondo quanto puntualmente illustrato nei lavori preparatori della riforma, è questione che investe esclusivamente la responsabilità politica del legislatore, non giustiziabile innanzi a questa Corte al metro dei parametri costituzionali e internazionali esaminati“.
I supremi giudici concludono osservando che “né il tenore letterale delle disposizioni della Convenzione di Mérida evocate dai rimettenti, né la loro ratio e collocazione sistematica, né – ancora – i relativi travaux préparatoires supportano in alcun modo la tesi secondo cui dalla Convenzione stessa deriverebbe un obbligo di introdurre il reato di abuso di ufficio o un divieto di abrogare la disposizione incriminatrice eventualmente già prevista nell’ordinamento interno.
Pubblichiamo il testo del Comunicato Stampa della Corte Costituzionale.



